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sabato 5 novembre 2011

SWERVEDRIVER - Mezcal head

Questo disco è come un vecchio amico, di cui la vita ci ha parlato a lungo, in ragione di costanti frequentazioni, e che quindi è apparentemente noioso, nella sua schematicità.
Per altro verso il suo essere familare lo rende burroso alle nostre difese intellettuali e snob, che sempre cercano novità, rendendolo lacrimevole e "franco", nel senso di "proprio al mio tessuto culturale", ad ogni ascolto.E' un disco notevole, seppur non innovativo. Fresco, seppur non rivoluzionario. Ben suonato (soprattutto), senza essere virtuosistico. Epico, senza essere barocco. Drogato, senza essere allucinato. E via così. Un buon disco insomma. E chi ne ha molti sa di cosa parlo. Chi ne ha pochi lo ignora, ma vale la pena.
Eccolo qui.

mercoledì 11 maggio 2011

OM - God is good

La ricerca della trascendenza passa anche da qui.
Già apprezzavo Cisneros all'epoca dei rimpianti Sleep, quando la dopa era il centro della musica.
Lo stimo ancor di più da quando si è ripulito e ha messo su questo combo basso e batteria, attraverso cui devitalizza il suo doom della droga per sostituirla con il fumo degli incensi e la domanda di infinito.
Si tratta comunque della ricerca della visione, ma non indotta, bensì prodotta dalla musica e dal ritmo. Quindi non è la sostanza psicotropa a definire la musica, ma è quest'ultima che induce la trance.
Lo stream of consciousness ultraminimale delle onde sonore prodotte dai nostri due (+ qualche sample) si assesta qui in una aperta ambientazione cristiana, quella del primo secolo dopo Cristo, più orientale che occidentale, ortodossa più che cattolica.
Basterebbe la sola monumentale Thebes (20 minuti!) a imporre l'acquisto, ma c'è pure dell'altro.
Respirate a fondo, chiudete gli occhi, mormorate le vostre orazioni, testa rivolta verso il cuore, gambe incrociate e fatevi questo viaggio.
Lo trovate qui.

lunedì 28 marzo 2011

BEEHOOVER - Concrete Catalyst

Una tavolozza di colori decisamente limitata non necessariamente impoverisce un quadro. Dipende dalle capacità del pittore. Ascoltare i teutonici Beehoover conferma questo semplice assunto. Bianco e nero, basso e batteria, per un album che assomiglia ad una opera di Escher.
Siamo in ambito stoner/ doom, con vene psichedeliche, unite ad un amore tutto tedesco per i meccanismi e gli incastri. Schiaccianti come un caterpillar, i nostri assemblano un album pieno di fenomenali e violentissime bordate, inframmezzate da pause di riflessione magmatica. Uno scontro tra lottatori di sumo: peso, potenza, precisione.
Quanto al suono di basso. Ho contattato Ingmar, il bassista, via email, incuriosito dal suo suono. Il buon Ingmar non è stato reticente e mi ha svelato i suoi segreti (dai pedali alle corde)…ma non credo che la medesima dotazione di armi da fuoco, mi renderebbe un cecchino della sua specie.
Ultimo. Ho provato a chiamare locali in giro per portarli in Italia, ma nulla di fatto. Se vi piacciono fatevi promotori del loro nome e scrivetemi.